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GLASNA

ovvero: “il braccio armato dei consumatori!”

 

Brano tratto dalla presentazione ai giornali locali, 1995.  Lo stile risente dell’epoca, quando il consumerismo aggressivo era ancora un animale poco conosciuto. Di qui lo stile “pionieristico”

 

Un bar che si fa pagare un euro per uno scatto telefonico; un giornale che pubblica un’informazione errata, e rifiuta la rettifica; una manifestazione concertistica che promuove le vendite dei biglietti prospettando la devoluzione degli utili a scopi umanitari, guardandosi però dal dichiarare quanta parte degli incassi finiranno davvero in beneficenza. Tutte queste situazioni hanno in comune il fatto di sfruttare una doppia vulnerabilità del consumatore: il deficit informativo nel momento dell’affare, e il deficit di strumenti pratici di tutela.

Inoltre, il fatto di esser stati gabbati da un impunito di commerciante è deprimente, fa sentire stupidi, e allora si preferisce mugugnare in segreto: se il nostro vicino di casa si è lasciato portar via tre milioni, come penale per aver disdettato un corso d’inglese già ordinato, non lo sapremo mai.

Gli speculatori della disinformazione, come si dice, ‘ci marciano’. Non si tratta solo di maghi, piazzisti e piccoli commercianti, ma anche, talvolta, di grandi aziende. Queste ultime peccano soprattutto contro la verità: chi ‘tana’ una pubblicità ingannevole può cavarsi la soddisfazione di ottenere lo stop entro pochi mesi, poichè segnalandola a Glasna, ha garanzia che sarà attivato il Garante per la Concorrenza e il Mercato. E quest’ultimo, per quanto abbiamo constatato, non è troppo tenero con quanti insozzano la deontologia pubblicitaria.

Glasna è nata proprio con l’intento di essere una spina nel fianco per quanti credono che il consumatore sia solo un animale da mungere: operatori grandi o piccoli, non importa. Certo, si colpisce il peccato, non il peccatore, ma senza falsi pietismi. Quindi, quando un operatore pone in essere comportamenti scorretti, si sporge denuncia, si agisce legalmente, si chiedono i danni, si esige che l’amministrazione rediga un verbale, insomma, si fa guerra. Potrebbe farla chiunque, ma un’associazione do it better: la fa meglio. Gli increduli considerino la seguente situazione, a mò di esempio. Un professore, peccando, fuma in faccia a quegli stessi poveretti che dovrebbe educare. I genitori mugugnano, e i ragazzi si ritrovano ad essere dei tabagisti senza neanche il gusto di fumare personalmente. Difficile che un ragazzo se la senta di battagliare in nome dell’art.32 della Costituzione (diritto alla salute), quando ciò incida sulla sfera personale del prof, mentre un’onesta segnalazione a un gruppo organizzato che non ha nulla da perdere (leggi Glasna), otterrebbe il rispetto della legge e gli costerebbe molto meno in salute psichica. Inoltre Glasna, non per vanto, possiede qualche freccia in più.

Il manuale di Glasna oracola che si ledono i diritti del prossimo quando ciò è conveniente. L’idea-cardine allora è quella di alzare la soglia della convenienza, abbattere la renditività dell’illecito. Il libro nero di Glasna è pieno di nominativi di venditori per corrispondenza che trovavano vantaggioso disconoscere il diritto al rimborso a chi si è pentito dell’acquisto. Chiamare sistematicamente in giudizio tali ditte, ha contribuito senz’altro a diminuire tale disdicevole abitudine. Parafrasando un proverbio, a noi di Glasna piace motteggiare: “chi perde paga, e le spese di giudizio sono sue”. Con questa politica, a detta di qualcuno, un po' aggressiva, diventa meno remunerativo fare i furbi.

 
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