Casistica varia – Come individuare comportamenti scorretti …..e come raddrizzarli !
Il costo del “coperto” al ristorante : può essere “in percentuale” sul totale del pasto?
E’ stato segnalato un ristorante nel ravennate che applicava un “coperto” in percentuale sul totale del pasto. Il “coperto” era segnalato nel frontespizio del menù, ma non era reiterato nelle pagine interne, sicchè risultava anche di difficile reperimento (normalmente le componenti di costo sono contenute nelle pagine che riguardano i singoli piatti, e non in una pagina non contenente alcuna informazione gastronomica).
Il sistema adottato dal ristoratore è antigiuridico per due aspetti.
a) Da una parte si tratta di una “clausola a sorpresa”, cioè un elemento contrattuale (prezzo) sistemato in modo inatteso e insolito in una parte incongrua del menu. Il costo non è più ‘trasparente’, ed è “nascosto” in una parte del menu stampato che, non essendo finalizzata a far conoscere le condizioni di offerta del pasto, non può essere utilizzata ‘fuori contesto’ per imporre dei costi non facilmente conoscibili dall’utente medio.
b) in secondo luogo, il sistema è illogico e confligge con l’art.1469 ter c. 2 cod.civ., che sancisce il principio di ‘prezzo chiaro’ (principio che troviamo anche contenuto nel d.lgs.114 del 1998, art.14). Il coperto è componente consuetudinaria del prezzo del ristorante, ma corrisponde necessariamente a un ‘fisso’ per ogni persona, anche perché, lo dice la parola stessa, è il peso ponderato dell’utilizzo del posto fisico del ristorante: è giusto che chi consuma di meno, abbia un costo del pasto in proporzione maggiore rispetto a chi consuma di più, e questo lo si ottiene con la componente ‘fissa’. Imporre un ‘coperto’ proporzionale non alla durata del pasto (come sarebbe teoricamente, e anche praticamente, possibile), ma al valore del pasto stesso, significa introdurre una componente nascosta del prezzo di ciascun ‘piatto’. Lo stesso risultato di prezzo, infatti, verrebbe raggiunto dal ristoratore aggiungendo la stessa percentuale a ciascun piatto: perché allora non aumenta proporzionalmente il costo dei singoli piatti, evidenziando il prezzo maggiorato nel menù, anziché nascondere tale percentuale in una frasettina scritta in frontespizio?
Come reagire.
Di fronte a un caso come quello esposto, Glasna invita a svolgere un’azione pedagogica, garbata ma ferma, spiegando al gestore i motivi per cui non si è tenuti a pagare il coperto “percentuale”, in quanto si tratta di componente “nascosta” del prezzo. Per eleganza ci si potrà offrire di pagare un euro fisso per ciascun commensale, quale unico obbligo dovuto; se il gestore reclama, gli mostreremo il nostro documento di identità, il che è sufficiente per consentirgli le azioni che ritenesse opportune; il ristoratore non può in alcun modo ne’ trattenerci, ne’ obbligarci a fare qualcosa che non vogliamo (commetterebbe il reato di violenza privata), mentre se lo ritiene potrà cercare di ottenere giustizia con gli strumenti ordinari. Se lo farà – cioè se ci farà causa - deve incontrare opposizione (e soccombenza) per via dei principi indicati sopra.
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